La pittura di Amina Pedrinolla
si caratterizza per un tratto meditativo profondo. Ci offre allo
sguardo alcune “nature morte” che sembrano sospese
in uno spazio indefinito. Noi possiamo definirle, senza alcuna
retorica, metafisiche, perché pur essendo figure di cose
oltrepassano lo spessore e la natura delle cose stesse e ci introducono
in un territorio silenzioso e trasparente nel quale il pensiero
abita sovrano incontrastato.
Amina Pedrinolla usa l’olio e la tempera assieme al pastello
di cera, ora su tenero legno di balsa, ora su leggero cartone,
e distende spesso sulle sue composizioni un’esile pellicola
di vernice, che le trascina ulteriormente al di fuori di un recinto
realistico. Sono “nature morte” con le quali si può
instaurare un intimo colloquio; potremmo assomigliarle a dei palpiti
che ci avvertono della vita segreta dentro e fuori di noi, che
ci mettono in comunicazione con tutto ciò che pulsa nel
mondo. C’è la gentilezza, la lievità di un
certo De Pisis dentro le atmosfere di Amina, ma c’è
anche una particolare cifra linguistica che sa penetrare negli
strati estatici della realtà e ce li consegna come preziose
occasioni dello sguardo.
Mario Cossali