L’arte come ricerca, memoria, esperienza.
Raffigurazione dell’intimo, proiezione all’esterno
di emozioni e sentimenti profondi.
Che si stratifica in velature, segni, graffiti, incisioni. Si
sviluppa tra pennellate e colpi di spatola, riposa, sedimenta
e matura come il ricordo di quanto avviene nelle nostre vite.
Un’arte che è rappresentazione e, come tale, simbolo.
Utilizza materiali e tecniche diversi, ma predilige il supporto
murale, su cui intervenire ad affresco, incidendo, graffiando
e gettando colore.
Recuperando simboli e archetipi. E utilizzandoli infine come linguaggio
universale.
Perché se la vera arte è solo oggettiva - come affermava
Gurdjieff - essa deve comunque passare attraverso il filtro dell’artista.
È un linguaggio, questo, che si sviluppa tecnicamente su
di un ricco substrato: da Burri a Tàpies, da Afro a Celiberti.
Ed è continua ricerca, intima e spirituale. Evoluzione.
Alchimia del colore e alchimia dello spirito.
In un percorso a spirale che tende ossessivamente al Centro.
Le opere nascono quasi sempre senza un progetto preciso. Sicuramente
con una grande ricerca per i fondi, preparati con accuratezza
per accogliere il colore.
Ma poi si sviluppano d’istinto, tinta su tinta, aprendosi
la strada tra graffi e gocciolature e, infine, uscendo alla luce.
Come se fossero sempre state lì, sulla tela, nei colori,
nei pennelli e sulle punte del bulino.
E il solo fatto di riunire il tutto le potesse liberare.
A volte i colori si dispongono sulla tela come strati geologici
di una terra aperta all’improvviso.
Sgorgano dal profondo senza distinzioni o precedenze, in una gestualità
causale e non certo casuale.
E continuano a ribollire prima del definitivo riposo.
Che può arrivare anche dopo lungo tempo.
Tra un livello e l’altro, infatti, non c’è
quasi mai continuità temporale. E un lavoro può
attendere parecchio l’arrivo del segno che ne stabilisce
la conclusione.
Oppure la colata cromatica che riapre nuovamente il discorso.
La stessa composizione contiene, in embrione, il titolo. Che integra
e cristallizza l’opera. Un magico nomen, che scaturisce
come lava e coagulandosi ne convalida l’esistenza.
Titolo ed opera formano così un tutt’uno, solido
e indivisibile.
Per questo motivo, per Momentè, non possono esistere opere
senza titolo.