Il fiume Coghinas scorre verso nord, fra rive coperte di canne, attraverso una piana dolce e verdeggiante. Dopo aver compiuto, mormorando spensieratamente, il suo breve corso, si getta fiducioso come un ragazzino al primo giorno di scuola, nel limpido mare di Sardegna.
Il Piave invece è grave, austero come un adulto carico di responsabilità, e paterno. Affronta da pari a pari un Adriatico verde e dubbioso. I due fiumi, così diversi, come i mondi che essi fecondano, nell’animo di Mario Masala rappresentano rispettivamente il sogno e la realtà. Mario Masala è sandonatese fino alla radice degli ahimè radi ormai capelli. Sandonatese come può esserlo uno che, con i calzoncini corti, come usava negli Anni Quaranta, ha servito messa, dieci lire a botta, con monsignor Saretta.



Lui è la memoria storica di oltre cinquant’anni dello sport cittadino, soprattutto del calcio. Per lui il Piave e San Donà costituiscono l’ancoraggio delle relazioni umane, l’esperienza di vita, gli affetti famigliari.
E il Coghinas?
Per lunghissimo ininterrotto ordine di antenati, Mario Masala è sardo. La Sardegna - sangue, costumi, paesaggi, impulsi, passioni, memorie ancestrali, appartenenza di tutto il proprio essere, le più profonde delle pulsioni - è per lui una dimensione esistenziale parallela e distinta della realtà. Il sogno, cioè. Il luogo delle cose belle e perfette, il luogo del sé più intimo, profondo, idealizzato. Il Coghinas di tutto questo è allora emblema.
La pittura di Mario Masala rievoca, reinterpreta e ridà vita a quell’arcaico mondo di sogno. Lo stile ingenuo, che nei ritratti possiede la stessa caratura di quello di Modigliani, ha una potenza evocativa originalissima ed insuperabile.
Esemplare in questo senso ci appare il ritratto dell’artigiano che seleziona il materiale per fabbricare launeddas, primitive siringhe a tre sole canne. Il dipinto è essenziale, elementare nell’esecuzione. La luce è piena e diffusa, come quella di Sardegna all’aria aperta. I colori ne risultano vivi, brillanti, risoluti, gradevolmente assortiti. I tratti somatici dell’uomo, nella loro disadorna stilizzazione, sono etnologicamente esatti e coerenti. Sono i tratti di una razza originaria, sopravissuta uguale dalle profondità della preistoria. Essi esprimono la fierezza dell’identità, l’orgoglio isolano, la fedeltà alla tradizione, a saggezza antica. (...)
Mario Masala è riuscito ad affrancarsi dalla monotonia di soggetti sempre più spesso gli stessi - fiori, nature morte, paesaggi del Piave, case di campagna o di collina - raccontando storie di uomini e donne. Sia pure di sogno, sia pure di Sardegna.

Giuseppe Toffolo

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