Stefano Momentè

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Opere 2004-2005

Il book

 

I segni suoni di Stefano Momentè

Eravamo rimasti a segni lettere, per simboli parole destinate a legare e separare. Il duplice, come impegno e limite (limes, confine, soglia ) della pittura di Stefano Momentè, pareva suggerire e quasi aspettarsi (ricompensa e gioco virtuoso) d’essere (o mostrarsi?) uno.
Apparire è d’altronde vezzo della pittura, ma dietro ad ogni apparenza il duplice pretende di mostrare la propria identità: la sostanza. Ovviamente vale anche il viceversa e alla pittura che non pretende di spiegare i simboli, ma li ama (è il nostro caso), è propria la costanza del chiedere. Insoddisfatta d’essere unità temporanea (persino scontenta d’essere definita come unità) l’indagine è indecisa tra la stabilità e la mutazione.
In bilico, la figura dipinta restava al confine, orlo e soglia, eppure viaggio e percorso, significato e allusione.
Tra il dire e il non dire, il confine non è labile, ma orgoglioso, e l’oltrepassare, allora, può essere più o meno modesto, ma comunque deciso.
Coerente per indagine e pensiero, adesso Stefano Momentè decide un segno suono, tracciando, per diverse materie e tecniche, un detto e taciuto. La “sillaba” (taciuta ma tracciata) è prima di tutto un “sì”, affermazione precisa, assenso al mondo. Il senso è l’ordine, non quello che presiede alla necessità di organizzare il disordine, ma consenso: il riconoscimento ad una possibile visione del mondo che sia ordinata, o meglio “regolare”.
La regola è propria del rito, che deve, per doverosa necessità, essere sempre uguale a se stesso. Infinita e precisa ripetizione di un mandare e rimandare, con malinconica passione per le radici dei verbi parola.
Mentre traccia segni suoni, Stefano Momentè prega.
La fissità di chi guarda non dovrebbe comprendere. Perché non c’è nulla da tenere assieme, salvo un eco profondo che non ha a che fare con la pittura. Se è per questo, nemmeno con le parole.

Aldo Trivellato

 

 

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